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Pressione arteriosa: cos'è, come si misura e quali sono i valori di riferimento

mercoledì 23 gennaio 2019

Pressione arteriosa: cos'è, come si misura e quali sono i valori di riferimento

Pressione arteriosa, cos'è, come si misura e quali sono i valori di riferimento

La pressione sanguigna è la forza con cui il sangue viene spinto dal cuore nei vasi, in particolare prende il nome di pressione arteriosa (PA) se si tratta di vasi arteriosi o di pressione venosa se si tratta di vasi venosi. La PA è uno dei parametri vitali più importanti, perché è in grado di darci un’indicazione sulle condizioni di salute della persona e in alcune categorie di pazienti ne è utile il monitoraggio frequente, poiché una PA alterata comporta a lungo termine svariati danni all’organismo

I valori alterati della pressione arteriosa rientrano tra le principali cause di malattie cardiovascolari che a loro volta sono la prima causa di morte nel mondo occidentale. Difatti secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel mondo almeno 1 adulto su 5 soffre di ipertensione e questo fattore è causa di circa la metà delle morti per attacco cardiaco e stroke ischemico.

Conoscere la pressione arteriosa: la massima e la minima

La pressione arteriosa dipende essenzialmente dalla quantità di sangue che il cuore pompa e dalle resistenze che si oppongono al suo libero scorrere. Si parla dunque di:

•       Pressione arteriosa sistolica (PAS): comunemente chiamata “massima”, è un valore dato dal massimo flusso sanguigno espulso ad ogni contrazione (sistole). Dipende dal volume di sangue pompato, dalla forza con cui i ventricoli si contraggono e dall’elasticità delle arterie.

•       Pressione arteriosa diastolica (PAD): comunemente chiamata “minima”, è un valore dato dal periodo di riposo del cuore, ossia la diastole e dipende dalla durata di quest’ultima e dalle resistenze periferiche.

Poiché il sangue viene immesso nelle arterie in maniera discontinua, la pressione arteriosa fluttua continuamente, dando valori diversi. Difatti essa subisce diverse oscillazioni nel corso della giornata e, in un paziente sano, ha valori fisiologicamente più bassi durante il sonno e nelle prime ore del mattino. Queste fluttuazioni sono influenzate da innumerevoli fattori come l’età, il sesso, la temperatura ambientale, l’attività fisica, lo stato d’animo ed inoltre sono numerosi gli ormoni che incidono sulla variazione della PA, fra cui le catecolamine (adrenalina, noradrenalina), i corticosteroidi e gli ormoni tiroidei.

Unità di misura e valori di riferimento

L’unità di misura della pressione arteriosa è il mmHg (millimetro di mercurio). I valori riconosciuti come normali della pressioneMisuratore pressione automatico Zentiva arteriosaocillano fra i 110-140 mmHg di sistolica e 70-90 mmHg di diastolica.

Al di sopra o al di sotto di questi valori, si parla di ipertensione o di ipotensione. I range  di normalità vengono periodicamente aggiornati dall’OMS che, sulla base dei più recenti  studi clinici, definisce quali siano i valori ottimali per prevenire le complicanze. In  particolare  secondo le ultime indicazioni si parla di ipertensione quando i valori di PAS sono  superiori a 140 mmHg e di PAD superiori a 90 mmgHg.

La pressione “minima” alta richiede un’attenzione maggiore da parte del paziente, poiché è  più frequentemente correlata all’insorgenza malattie cardiovascolari rispetto alla sola  “massima” elevata. Per fortuna, essendo nella maggior parte dei casi descritti in letteratura  correlata a stili di vita scorretti, si può più facilmente intervenire per controllarla.

Ipertensione e ipotensione: cause, terapia e prevenzione

Ipertensione

Nella maggior parte dei soggetti l’ipertensione è completamente asintomatica; questo porta  a sottovalutare il proprio stato di salute e a rischi maggiori di complicanze ed effetti  collaterali. Per questo motivo l’ipertensione è spesso definita un “killer silenzioso”. Qualora  dia sintomi, i più comuni sono mal di testa, palpitazioni, dolore al torace, epistassi e la  sensazione di mancanza d’aria.

Le cause dell’ipertensione sono da ricercare nelle patologie pre-esistenti, in malattie cardiovascolari, in una predisposizione genetica o famigliarità. Più spesso, essa è legata a fattori di rischio legati allo stile di vita quali il fumo, l’abuso di alcol, una dieta scorretta, l’assenza di attività fisica, alti livelli di colesterolo, l’obesità ed infine lo stress.

Non dobbiamo dimenticare inoltre che l’ipertensione, associata ad altre malattie croniche come diabete, ipercolesterolemia o insufficienza renale, comporta un aumento esponenziale dei rischi connessi alla pressione arteriosa e un aumento del rischio di sviluppare infarto cardiaco e infarto cerebrale. Difatti all’aumentare della PA, aumentano i rischi di danni cardiaci, ai vasi e a molti organi, in particolare cervello e reni e a lungo termine può anche causare l’insorgenza di aneurismi, disfunzione renale e cecità.

Una volta che si è a conoscenza dei fattori di rischio che causano l’ipertensione, facilmente si comprende come ci si deve comportare per poterla prevenire. In età adulta è fondamentale il controllo routinario della pressione, in particolar modo con l’aumentare dell’età. Un riscontro occasionale di PA elevata deve essere un campanello d’allarme e spingere ad indagare se è un problema temporaneo o persistente che necessita di modifiche nello stile vita, o l’assunzione di terapia. Infatti, talvolta il semplice cambiamento dello stile di vita è sufficiente a comportare una progressiva diminuzione della PA, senza dover ricorrere alla terapia farmacologica. Per minimizzare il rischio di ipertensione l’OMS raccomanda uno stile di vita sano, senza fumo e alcol, con una dieta controllata (riduzione del sale a 5 grammi al giorno, mangiare 5 porzioni di frutta e verdura ogni giorno, e ridurre i grassi saturi), dell’attività fisica (almeno 30 minuti al giorno) e gestendo lo stress in modo salutare con la meditazione e le relazioni sociali positive.

Ipotensione

Comunemente, i sintomi dell’ipotensione vengono percepiti più facilmente dalla persona, contrariamente a quelli legati all’ipertensione. I più frequenti sono astenia fino alla lipotimia (la sensazione di sentirsi svenire) e alla sincope (la perdita di coscienza), nausea, perdita di concentrazione, vista annebbiata, cute pallida e fredda e tachipnea (aumento della frequenza respiratoria).

Tra le cause e i fattori di rischio più frequenti legati all’ipotensione si annoverano:

•       la gravidanza (in particolare nelle prime 24 settimane)

•       un allettamento forzato prolungato

•       la diminuzione del volume circolante (es. da perdita ematica, grave disidratazione, emorragia massiva)

•       effetto collaterale di alcuni farmaci, fra cui i betabloccanti, anti parkinsoniani, antidepressivi triciclici, farmaci per la disfunzione erettile

•       problemi cardiaci come bradicardia o infarto

•       shock settico

•       anafilassi

L’ipotensione ha a sua volta correlati una serie di rischi: uno dei più frequenti è il trauma secondario a lipotimia o sincope. Sono infatti numerosi i traumi cranici, agli arti superiori o inferiori da sincope correlata ad ipotensione. Inoltre, un’ipotensione prolungata impedisce alla persona di condurre una vita normale e se è correlata a patologie cardiache, i rischi aumentano maggiormente.

Dr.ssa Elena Maria Atzori


 


 

 

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