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Celiachia

venerdì 23 novembre 2012

La celiachia è una malattia infiammatoria dell’intestino, di origine autoimmune, che colpisce gli individui geneticamente predisposti.

STORIA

Nel 250 a.c. Galeno aveva descritto la presenza di un’enteropatia sia nel bambino che nell’adulto. Tuttavia la prima descrizione dettagliata del morbo celiaco risale al 1888. La storia moderna della celiachia ricevette un fondamentale impulso dal medico olandese Willem Karel Dicke il quale osservò che, durante la seconda guerra mondiale, i bambini che soffrivano di diarrea cronica miglioravano notevolmente quando a causa del conflitto ci fu il cosiddetto inverno del digiuno (1944-1945) in cui, venendo a mancare le scorte di farina e frumento, i piccoli pazienti venivano sfamati con patate, banane ed altri alimenti inconsueti tra cui i bulbi di tulipano. Al
termine della guerra, con il ritorno alla normalità alimentare, Dicke notò la ricomparsa dei sintomi. Grazie a questa brillante osservazione, egli giunse all’ identificazione del glutine, presente nella frazione proteica di alcuni cereali, come agente che è causa della malattia celiaca.

SINTOMI

I sintomi si manifestano dopo ingestione del glutine del grano, dell’orzo, della segale e di varietà derivanti dal loro incrocio. Le manifestazioni cliniche sono estremamente variabili. A seconda delle caratteristiche cliniche al momento della diagnosi, si distinguono diverse forme di celiachia. La forma classica si manifesta usualmente tra il sesto e il ventiquattresimo mese di età con sintomi gastrointestinali come flatulenza, vomito, costipazione o diarrea, ritardo generale della crescita, carenza di minerali e vitamine e, infine, perdita di peso conseguente al cattivo assorbimento di nutrienti.
La forma atipica si presenta per di più con manifestazioni extraintestinali che includono malattie della pelle (dermatite erpetiforme), sideropenia, osteoporosi, stanchezza e disturbi neurologici.
Sempre più frequenti sono i casi assolutamente asintomatici della celiachia silente che si manifestano con alterazioni psicofisiche quali irritabilità, stanchezza e generica sensazione di non stare bene che migliorano dopo l’inizio della dieta senza glutine.
Nella forma potenziale o latente rientrano invece quei soggetti che a dieta libera presentano esami sierologici positivi, con una normale architettura istologica alla biopsia intestinale, cioè al prelievo di una porzione di tessuto intestinale, per via endoscopica. Infine, la forma refrattaria, piuttosto rara, non presenta miglioramento del quadro clinico dopo eliminazione del glutine dalla dieta.

DIAGNOSI

Visto che in seguito all’ingestione di glutine la mucosa intestinale va incontro ad alterazioni istologiche, la principale metodica di diagnosi è la biopsia intestinale. In fase preliminare si possono eseguire degli esami del sangue specifici.
Gli anticorpi anti-transglutaminasi possono essere rilevati in maniera semplice ed economica, per questo motivo risulta il primo approccio favorito. La semplicità del processo ha infatti consentito la messa in commercio di un test da eseguire a domicilio
in modo autonomo, chiamato Xeliac test. Gli altri anticorpi da ricercare sono gli AGA (anticorpi antigliadina) e gli EMA (anticorpi antiendomisio); i primi offrono informazioni riguardanti la predisposizione dell’organismo ad attaccare la gliadina, una componente
del glutine; i secondi indicano l’attivazione dell’organismo a danneggiare la mucosa intestinale. La positività dei due anticorpi conferma la diagnosi di celiachia, in caso di doppia negatività la si può escludere.

TRATTAMENTO

Attualmente non esiste una cura per la celiachia. In atto, l'unica terapia internazionalmente codificata consiste nell′assunzione di alimenti senza glutine: attualmente in commercio esiste una grande varietà di alimenti per celiaci.
L’estrazione del glutine dai cereali che lo contengono presenta notevoli difficoltà tecniche e vincoli economici il che rende difficoltosa la fabbricazione di prodotti alimentari totalmente privi di glutine. Per questo motivo numerosi prodotti alimentari presenti sul mercato possono contenere tracce di glutine. Alcuni soggetti possono tollerare piccole quantità di glutine che variano, entro certi limiti, da persona a persona; si ritiene che l’assunzione giornaliera di meno di 10 mg di glutine non può ragionevolmente provocare alterazioni istologiche significative dell’intestino dei celiaci.

Per consentire a chiunque di reperire sul mercato una varietà di prodotti alimentari adatti alle proprie esigenze è fondamentale che i diversi prodotti siano correttamente etichettati: l’etichettatura dei prodotti per celiaci deve recare la menzione con contenuto di glutine molto basso o senza glutine.

Dott.ssa Daniela De Vita

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